oggi lo studio si e' fermato e ci siamo riuniti quasi tutti al primo piano davanti allo schermo gigante per seguire la cerimonia in diretta. le lezioni di democrazia e stile degli imperialisti americani continuano. speriamo che qualcuno impari qualcosa.
rispetto alla ciofeca uscita da pochi mesi questa e' una cosa piu' seria [Google G2 Phone]. Direi che trattasi di valida opzione al pensiero unico legato all'I-phone. Pero' sembra sia sparita la keyboard e cio' non e' bene.
Cose random, come direbbe Doug [che saluto anche qui, a 'sto modo].
1. Financial Times weekend e' sempre di piu' una delle mie letture preferite. Segnalo due articoli sul cibo e dintorni. Questo sul culatello e vi prego di notare il nome del maiale: niente succede per caso [*]. E poi questo su il curatore folle di "Art of eating" [*]. Se non sapete che cos'e' "Art of eating", qui il sito [*].
2. Su vari blog ho letto che c'e aspettativa per la prima seria alternativa -snob- all'i-phone, dopo la delusione del telefono di google [just too ugly, man]: Palm Pre [*]. Bello e' bello. Snob e' snob. Ci penso
Rincoglionito il giusto, sono arrivato ieri sera sotto la neve, dopo 12 ore di volo da Istanbul piu' 1.5 ore alla f**** immigration. L'autista gentilmente messo a disposizione dall'ufficio, un indiano gigante e sorridente con barba e turbante, mi ha portato a casa mentre finivo il De Profundis di Genna sprofondato nel sedile. Casa vuota, la topa arriva il 14. Ho ripensato a scatti ai giorni in Italy, avanti e indietro sul fedele volvone tra affetti e affettati. Il calcetto di natale, le parole scambiate, gli abbracci, gli sguardi, i libri, i film. E i pranzi e le cene. De Andre' e Kusturica. I Lambchop. Giangiacomo Feltrinelli. La Sambuca e il Piston del Poggiarello. Le discussioni e il malinconico refrain su un paese che non va. Alcune promesse e l'idea di un manifesto. Il Concerto del 31 con la neve fuori dal Municipale. Lo sguardo corto di certe persone e quello lunghissimo di altre. La cena del 31 che grazie a dio non finiva mai e i campari ruspanti. E la anche la cena da Nicola [mamma mia], la visita di Ryo e il tour tra Milano, Cremona, Piacenza, Bacco, Arcello, Brescia ... tra nebbia, neve e galaverna. Le camicie su misura e i cotechini vaniglia. La torta sabbiosa della zia nanda. Le parole dolci della nonna con fiammate di saggezza [perche' hanno tutti paura? la miseria non ha mai ucciso nessuno]. L'intelligenza di PGB. Tutti gli amici. Mi vien solo da dire "grazie" e poi monta la rabbia perche' la parte migliore del nostro malandato paese e' quella che non appare mai. Ed e' quella che mi manca.
Istanbul e' stato lavoro e basta con la solita camera di lusso piu' grande di casa mia dove si tornava sfiniti alle 11 tutte le sere dopo riunioni e cene a non finire. Dal finestrino del van ho visto una citta' viva e un po' folle sospesa tra tra minareti, gatti e salite improbabili. Un ottimo vino dal sud est della Turchia che si chiama "occhio di bue". E un bosforo che inquieta e seduce. Sembra che in quella citta' si sia gia' vissuto quello che ci gira intorno in questi anni. Ora esco, che mi tocca un Dim Sum come dio comanda. Back on track.
Obama e’ relativamente giovane, relativamente outsider [per gli standard italiani un outsider totale]. Il mondo globale che cambia ad una velocita’ senza precedenti richiede leadership giovani. Perche’? Perche’ richiede gente che capisca alcuni cambiamenti paradigmatici portate dal progresso delle tecnologie. Non solo. Sapendo solo cosa potra’ succedere dietro l’angolo ma non tra uno-due isolati la gente vuole dei leader giovani, un po’ incoscienti, che si buttino, che prendano decisioni coraggiose e talvolte azzardate non zavorrati da una esperienza che non ha eco nel futuro prossimo. Il non avere tutta questa esperienza di fronte a questo nuovo tipo di futuro e’, alla fine, un vantaggio [qui mi viene in mente il berlusca che telefona a Sacca’ per avere informazioni sul senatore eletto in Australia con Sacca’ che si arrampica sui vetri, basandosi sui racconti –alquanto approssimativi- di un amico ristoratore; un qualunque trentenne pirla sarebbe andato su Google e avrebbe trovato la risposta. Per dirne una, malamente]. Per la cronaca qualche altro giovane che anticipato la tendenza: Bill Clinton, Presidente USA a 47 anni [come Obama] nel 1993 [ sembra un secolo fa, guardate la pettinatura]; Tony Blair, primo Ministro Inghilterra a 44 anni nel 1997 [figa, solo 4 anni dopo Bill?]; Zapatero, Primo Ministro Spagna a 44 anni nel 2004 [sembra un secolo dopo Bill e Tony]. Una costante: nessun conservatore/Repubblicano? Vabbe’ ci sara’ pure un motivo se si chiamano cosi’. L’Italia risponde con un Goria a 44 anni nel 1987 [9 mesi, si scherzava dai] e Craxi e D’Alema 49 anni nel 1983 e 1998. Pensavo peggio, distrutto dai duelli Berlusconi-Prodi degli ultimi due secoli.
C. Augias, I segreti di New York, Mondadori 2000 - P. Auster, Trilogia di New York, Einaudi 1996 - P. Auster, Follie di Brooklyn, Einaudi 2005 - P. Auster, La notte dell'oracolo, Einaudi 2004 - G. Simenon, Tre camere a Manhattan, Adelphi 1999 - G. Simenon, Maigret a New York, Adelphi 2000 - A. M. Molina, Finestre di Manhattan, Einaudi 2006 - H. Damisch, La citta' Narciso, Costa&Nolan 1998 - M. Maffi, New York. L'Isola delle colline, Il Saggiatore 1995 - P. Chierici, NYCITY I sentieri dell'inquietudine, A. Maioli Ed. 2000 - R. Koolhaas, Delirious New York, Electa 2000
"If a man can live in New York, he can live anywhere" A. C. Clarke - "I'm astounded by people who want to 'know' universe when it's hard to find your way around Chinatown" W. Allen - "After a rockin' reelin' rollin' ride I landed up on the downtown side of Greenwich Village" B. Dylan - "I want to wake up in a city that never sleeps" F. Sinatra - "A hundred time I've thought New York is a catastrophe ... It is a beautiful catastrophe" Le Corbusier - "I moved to New York for my health, I'm paranoid and New York was the only place where my fears were justified" A. Weiss
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"Come tutte le metropoli era costituita da irregolarita', avvicendamenti, precipitazioni, intermittenze, collisioni di cose ed evnti, e , frammezzo, punti di silenzio abissali; da rotaie e da terre vergini, da un gran battito ritmico e dall'eterno disaccordo e sconvolgimento di tutti i ritmi" R Musil