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di party. 50 invitati circa. sabato giornata pesante iniziata presto e finita presto, di domenica. alle 5 circa.
spesa con S., ormai ex-chef del Jefferson, al Farm's Market di Union Sq e a Whole Food.
Io e la F. assistenti allo sbaraglio. F. in charge anche per le decorazioni del locale, al volo.
Cucinare per 50 del cibo serio non e' uno scherzo nemmeno se c'e' uno chef pro.
Menu impegnativo: bruschette con pate' di olive e capperi e pomodori; pasta al pesto fredda (io e F.) e poi lo show serio con stufato di calamari e gamberi; noodle con filetti di pesce, capesante, latte di cocco e curry; filetto di manzo avvolto in parma passato in padella e finito al forno e servito su letto di due tipi di rape asiatiche e due salse (la fredda-verde: piselli, menta, roquefort, limone. la calda-marrone: cipolle, parma, sherry, aceto, brodo di pollo. filtrata).
io ho aiutato a cucinare un po' tutto e me la son cavata bene calcolando anche la penuria di strumenti e le indicazoni in inglese.
poi si e' passati alle danze e ai drinks, pure troppi.
la domenica l'abbiamo passata in casa a dormire, uscendo solo per un brunch alle 15.30 al blue ribbon di bedford street.
So nice to be hangover in New York City.
Nike DayBreak. Vintage Nike Running.
Sono scattato in bici dallo studio e sono arrivato a Tribeca col fiatone.
Due negozi soltanto le vendono a NYC in numero superlimitato.
Ora ce le ho ai piedi. Sono soddisfazioni.
Dopo aver lisciato le Puma Vilas (consigliate a P.) mi sono rifatto alla grande.
La frase, geniale, del titolo invece l'ho letta su un adesivo attaccato ad un semaforo del Lower East Side.
Chapeau.
stasera a piedi dallo studio su per la west broadway mentre F. faceva la spesa per cena. io dovevo occuparmi del vino, secondo gli accordi. ma dovevo anche ruminare un bel po' da bravo ragazzo mucca (m. serra). ieri notte qualche incubo strano. tipo comprare una casa orrenda per 1.000 euro da un'amica a s.nicolo', frazione di piacenza, con la mediazione della mamma, la mia. con il solo obiettivo di metterci dei libri. e con fuori inquietanti extra-comunitari incazzati che volevano espropriarla. e fatti secondari altrettanto inquietanti. boh. conseguenza dell'incubo un po' di insonnia curata con della limonata fredda (indispensabile per la Pimm's Cup, cosa pensavate?) e con delle letture ovviamente. questo libro, dialoghi di architettura, dove si parla di studi quasi "mitici" di milano. tra i quali quelli di albini, gardella e magistretti. con aneddotti commoventi. poi arrivato in studio una lettera della mamma, della zia e firmata pure dalla nonna. e poi una mail dal relatore della tesi di dottorato piena di aperture. insomma tutto insieme, un po' di nostalgia. ruminare. ruminare. lungo la west broadway. per poi fermarsi al mio wine store preferito on chambers street. con una vetrina di vini rose' da applausi. quindi il sancerre previsto piu' uno sconosciuto chinon rose' rivelatosi ottimo per accompagnare la preparazione della cena. Che era appunto, vedi titolo, charlotte alla ratatouille. un timballino di melanzane e verdure servito con pate' di olive casalingo. tutto ideato dalla F. accompagnato dagli avanzi di ieri sera, un gateau di patate, prosciutto e mozzarella a temperatura ambiente. ruminando, ruminando, sorridendo e discutendo con la mia F., l'abbiamo portata ampiamente a casa anche stasera con mille altri progetti. Poi ripensandoci, Luna Rossa ha perso 5 a 0. Miuccia e Tronchetti tristi a casa, cosa chiedere di piu' in fondo? Una sigaretta? No grazie, ho smesso. Fuck
Piove e l'aria e' finalmente fresca.
Mi son mangiato le polpette avanzate in umido con i piselli.
La mia nuova super bici ha adesso un parcheggio di lusso nel basement ed e' legata ad una enorme pipe (tubo).
Per tutto cio' devo ringraziare quella strana creatura del Super del mio building, tal Carlos Lugo. E me stesso per l'insistenza.
D'altronde non era comodissimo entrare in casa tutti i giorni e mettere la bici sul pianerottolo per poi rimetterla in casa quando uscivo.
Ho comprato il nuovo numero di Monocle.
Ho preso un aperitivo con un'amica arrivata da Milano.
Su Skype si fanno tanti incontri e riscopro facce un tempo amiche.
Ieri ho chiamato i due bambini piu' belli del mondo per fare loro gli auguri. Cioe' io volevo farli solo ad Apo ma poi c'era anche Isa e avevo lisciato anche il suo, d'altronde.
Cazzo che zio discutibile. Pensiero persistente.
"sento" i 34 e i capelli che se vanno inesorabilemente.
Ma poi faccio due conti e c'e' da essere felici, per lo meno a sprazzi.
Continuo a non fumare e mi fumerei la F., qui di fianco.
Domani si torna in trincea, al lavoro ma io andrei al mare vicino ad un faro.
premessa: volevo scriverlo da qualche settimana ma, si sa, il tempo e' tiranno. oggi il clima e' sospeso tra il nuvoloso andante e il piovoso. quindi ho un po' di tempo per "scaccolarmi".
Lo Scorpione qui diceva la sua sulla lingua della rete, cosi' criticata dal vate Scalfari [e qui aprirei una parentesi sugli anni belli e dannati durante i quali si leggeva Scalfari la domenica mattina su Rep e si aveva fretta di condividere l'analisi del grande vecchio]. Scherzosamente esortava il grande vecchio a vederla come una fase che apre ad un mondo nuovo, una nuova forma di comunicazione (allargata) da riempire di contenuti.
Mi sono andato a cercare l'articolo di Scalfari che e' qui.
Leggendolo con calma non posso che concordare ancora una volta con lo Scorpione.
E in piu' vorrei aggiungere che un contributo all'imbarbarimento dei costumi linguistici e' dato piu' che altro dai siti web dei giornali italiani, incluso quello di Rep.
Per quello che riguarda la lingua italiana.
Provate a confrontarli con le altre testate giornalistiche del mondo occidentale e noterete le differenze.
Quelli de noantri non sono che poveri sommari digitali e sbiadite copie del giornale cartaceo.
Ogni morte di vescovo (da anni non lo dicevo ... come si dira' in globenglish?) c'e' un articolo con una firma.
Prendete il New York Times. Ogni articolo ha una firma.
E soprattutto ogni articolo del New York Times ha una funzione stupenda. Se incontrate una parola che non conoscete basta farci sopra un doppio click. E si apre una finestra con la definizione del vocabolario e l'audio della pronuncia (piu' una serie di opzioni).
A me sembra geniale e al tempo stesso un piccolo passo per educare noi masse ignoranti, noi emigranti.
E per iniziare a parlare english e non globenglish.
E Rep e la stampa progressista (ops, democratica?) italiota cosa fa in questo senso oltre a lamentarsi da un attico con vista su Roma?
La settimana e' scappata via veloce sulla scia del b-day party.
A caccia di Puma Vilas (ancora infruttuosa, mi tocchera' acquistare on-line) nel LES e facendo tappa ovviamente allo Schiller's.
Siamo pure passati per ben due volte dal nuovo Whole Food su Houston Street. E devo dire che ho cambiato un po' idea. L'ho sempre considerato sopravvalutato e caro e, nella sua sede originaria di Union Square, comunque sempre troppo affollato. Il negozio-supermercato su Houston e' enorme e fornitissimo e non c'e' mai troppa gente. La selezione di pesce-carne-verdura e' notevolissima e i prezzi onesti. Whole Food quindi promosso, finally.
Venerdi' sera siam passati al MET per vedere le sculture di Franck Stella sulla terrazza del Museo: la vista rimane la cosa piu' bella. Pero' ottima passeggiata nella rinnovata sezione africana e in quella moderna a riscoprire Bacon, Chagall, Matisse, Brancusi e Boccioni. Tra gli altri.
Tappa a Korea Town on the way back per un sano barbeque con S.
E ieri? Beh eccoci al titolo. Ieri ... polpette.
Abbiamo cucinato per 4 ore [!!!] preparando un centinaio di polpette di due tipi: le tradizionali padane (patate bollite, macinata di manzo passata in padella, prosciutto cotto, grana, uovo, prezzemolo, aglio) e le esotiche con influenze sicule (macinata di manzo fresca, grana, uovo, pane ammorbidito nel latte, aglio e prezzemolo). Le tradizionali semplicemente fritte. Le esotiche invece finite con l'agrodolce (aceto di lamponi) e con bucce di arancia e uvetta caramellate.
Alle 9 di sera ci siamo catapultati su un cab carichi di polpette per andare a Fort Green, Brooklyn, dove R. e la sua amica ballerina ci aspettavano per cena (sorseggiando campari e soda).
Abbiamo servito le polpette a temperatura ambiente accompagnandole con cappelle di funghi Portobello e con vini bianchi notevoli (Sancerre su tutti).
Alle 2, sfiniti e contenti, abbiamo trovato un taxi sottocasa di R. che ci aspettava. Per 11$ ci ha riportato sull'isola di Manhattan.
Brooklyn e' un'opzione che mi attira per il futuro.